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Centro Albero Manzi Foto di Alberto Manzi
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Essere Maestri

La rete degli archivi dei grandi maestri e delle grandi maestre


Questo progetto interroga il ruolo del maestro nella comunità: è lui che incarna la scuola, che costruisce i saperi, che prova a ridurre le disuguaglianze sociali cercando di lavorare con ogni bambino affinché possa dare il meglio.
Il maestro è una figura fondamentale della società democratica: l’esperienza di Manzi è testimone di come alfabetizzare sia emancipare, di come dietro ogni pagina di quaderno scritta con mano bambina ci sia la garanzia dei diritti e dei doveri, di un futuro che include, che mette a frutto i talenti dei suoi cittadini.
I grandi maestri che si mettono in rete con questo progetto sono persone che hanno dato il meglio per migliorare i contesti lavorativi (e delle comunità) in cui vivevano. Non hanno mai aspettato che ci fossero le condizioni per… quelle condizioni se le sono create. Spesso soli, attorniati da un sistema che non li ha sostenuti, a volte li ha addirittura puniti.
Occorre tornare a interrogarsi sul senso dell’essere maestro. Tornare ad attingere a storie esemplari per sostenere oggi una cooperazione educativa che ridia al singolo la passione per il proprio lavoro. Perché da qualche parte, quella passione, è stata smarrita. E la competenza ne ha risentito.
 
Le storie dei grandi maestri, nella geografia educativa italiana, sono state fiumi che hanno irrigato territori, nutrito villaggi e città. Ma non abbiamo ancora guardato quella mappa dall’alto: da nord a sud possiamo dire alla politica e alla società civile italiana che c’è un “made in Italy” non solo della moda o del lusso, ma dell’educazione. Abbiamo ispirato il mondo e abbiamo contemporaneamente assistito ad una perdita di stima nei confronti della professione docente in Italia.
E non è un male solo per la scuola, lo è per la comunità che perde un punto di riferimento, che sminuisce il senso e
il luogo dell’educazione, che relativizza e parcellizza la regola, il diritto e la visione, sino a perdere l’appartenenza.

Strana contraddizione per un Paese che ha dato i natali a Maria Montessori, Alberto Manzi, Maio Lodi, Don Milani, Loris Malaguzzi, Bruno Ciari, le sorelle Agazzi, ma anche Danilo Dolci con l’esperienza del Centro educativo di Mirto, Gianfranco Zavalloni con la pedagogia della lumaca, Federico Moroni e la scuola del Bornaccino, Angelo Longo, Maria Maltoni, Alberto Calderara, Giuseppina Pizzigoni solo per citarne alcuni. L’elenco continua oggi con tanti esempi, spesso silenziosi, che si rimboccano le maniche per fare una scuola davvero buona.

La riflessione sul ruolo del maestro vuole quindi essere operativa e concreta, ispirare insegnanti di tutta Italia, trovare partnership su tutto il territorio nazionale per creare qualcosa che venga immediatamente percepito come “luogo” del confronto, della formazione, della crescita.
Nel contenitore ideale della memoria dei “buoni” maestri possiamo ritrovare un posto comodo per pensare e cambiare sorretti dalle forti biografie di persone che hanno lasciato il segno. Perché ad un maestro si chiede quello: di lasciare un segno costruttivo nella propria comunità, nella vita dei bambini e delle famiglie.
 
 
 

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