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Centro Albero Manzi Foto di Alberto Manzi
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Il tesoro di Zi Cesareo

Manoscritto di 130 pagine


Tobia era come te. Perciò né buono, né cattivo. Abitava con la vecchia nonna, una donnina dritta come un fuso malgrado i suoi sessant'anni suonati, in un gran palazzone giallo. Era l'ultimo di un largo cerchio di alti palazzi, tutti di quel terribile giallo che fa rabbrividire. Ma questo a Tobia non interessava. Il babbo e la mamma non li aveva, o meglio non li aveva conosciuti perchè erano morti tanti anni prima quando lui era ancora un pupattolo buono. Quello che piaceva molto a Tobia era lo scendere nel gran cortile interno, il "circolo", dove poteva giocare come voleva con i numerosi compagni. Questo alla nonna non piaceva, ma a Tobia sì e perciò era sempre sugli alberi del cortile o nel gran cubo di sabbia. Gli piaceva starsene giù insieme a Fragoletta, un amico di 13 anni che in realtà si chiamava Carlo, ma che tutti avevano ribattezzato Fragoletta per il colore dei suoi capelli; a Bulicchio, che invece ne aveva 12; a Bolero, un frugolino tutto pepe; a Giggi, a Camustì, a Geppa. E quando si trovava in così allegra compagnia... salvati! Tobia era una peste che ne combinava di tutti i colori. E allora erano tutti inutili gli appassionati richiami della nonna...
Comincia così la storia di Tobia, un bambino vivace e scapestrato che preferiva giocare tutto il giorno insieme agli amici nel cortile del suo palazzone, finchè  sua nonna, esasperata dalla vivacità del nipote non giocò la carta della narrazione e  cominciò a raccontargli la storia di Zì Cesareo e del suo incontro con un fraticello che in cambio di un povero pasto gli confidò che...
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