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Centro Albero Manzi Foto di Alberto Manzi
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"Impariamo a imparare"


"lo comunque provavo con i miei ragazzi": la sperimentazione, la ricerca e le verifiche continue sono strumenti fondamentali per Manzi, che non ha mai voluto si parlasse di suo modello o metodo, ma di metodologia sempre aperta, dinamica, in continua evoluzione. Presta molta attenzione a come si formano i concetti; un corretto processo formativo si realizza con la pratica e con l'esperienza, non con il trasferimento passivo di concetti e la memorizzazione di informazioni svincolati dall'esperienza. Secondo Manzi l'educazione scientifica era uno dei punti più deboli della scuola italiana degli anni '50. La sua doppia formazione, scientifica e psico-pedagogica, gli consentiva una visione globale. Non lasciava niente al caso: organizzava, pianificava, costruiva per "decostruire" subito dopo. Le domande, i "trabocchetti" logici, il rovesciamento, la rimessa in discussione dei "punti fermi", il gioco: questi strumenti utili per insegnare ai bambini e ai ragazzi, partendo dalla loro forma mentis e dalle realtà che vivevano e conoscevano, a fare ragionamenti logici, ad acquisire un metodo per districarsi nei "labirinti" del sapere e della vita. "Partire da cose semplici e concrete per arrivare gradualmente ad un principio di astrazione", era scritto nella presentazione del quarto quaderno Primavera per la scuola materna.
Guarda gli appunti dattiloscritti del maestro Manzi per scoprire il concetto di Laboratorio didattico che egli aveva.
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