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Centro Albero Manzi Foto di Alberto Manzi
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Museo all'aperto Alberto Manzi


 
Il 3 luglio 2004 è stato inaugurato a Pitigliano il Museo all'aperto Alberto Manzi.
Alberto Manzi elaborò il progetto per un "Museo all'aperto e la conoscenza storico-ambientale del territorio" nel periodo in cui fu Sindaco di Pitigliano, ovvero dal 1995 al 1997. Quanto segue è tratto da un documento da lui stesso stilato:
"Il MUSEO ALL’APERTO nel territorio di Pitigliano è pensato per essere non soltanto strumento di conoscenza – pertanto arricchimento culturale – ma anche strumento di sviluppo di un turismo che vuole, insieme al momento ricreativo, soddisfare la curiosità cognitiva che alberga in ciascuno.
Il MUSEO ALL’APERTO si articola in tre sezioni: Etrusco, Ebraico, della Civilta’ contadina.
Normalmente il visitatore entra in un museo, si sofferma a vedere vasi ed anfore, ori e ceramiche, senza rendersi conto del perché di quelle forme, di quello stile, e a che cosa erano destinati certi oggetti.
Il MUSEO ALL’APERTO  vuole essere “luogo di risposta”, luogo dove viene soddisfatto il desiderio di conoscere che muove sempre il visitatore. Il tutto attraverso informazioni semplici, chiare, ma scientificamente esatte.
MUSEO ALL’APERTO ETRUSCO
Gli Etruschi continuano a godere di un ruolo particolare nell’immaginario collettivo. Forse è il mistero che li avvolge, mistero legato alle loro origini, alle scarse conoscenze sul loro modo di vita, conoscenze spesso legate solo al rito funerario, al mistero della loro scrittura …..
Con il MUSEO ALL’APERTO si vuole aiutare il visitatore ad avere un’idea più chiara su questo popolo, sull’ambiente in cui è vissuto, come vi è vissuto.
Normalmente il visitatore delle varie necropoli entra in una tomba, guarda e va, senza avere – molte volte – capito perché quella tomba ha quei determinati particolari, quei segni, quella forma.
Effettuata la visita al MUSEO ALL’APERTO DEL GRADONE, il, visitatore che andrà a vedere il Museo Archeologico di Pitigliano e le necropoli del territorio, saprà comprendere il perché di certe strutture architettoniche, della posizione dei rilievi tufacei …  Vedrà non solo le cose reali, ma potrà immaginare come le cose “erano”, entrerà nel vivo della necropoli spiegandosi fatti ed usi.
 
Da Archeo di Enrico Pellegrini: La “città dei vivi” e la “città dei morti”: un affascinante  e insolito viaggio tra archeologia e natura nel museo all’aperto di Pitigliano (GR).
Nello scorso mese di Febbraio è stata assegnata al comune di Pitigliano la bandiera arancione per la qualità dell’ambiente e della cultura dell’entroterra: un meritato riconoscimento per l’impegno che l’Amministrazione comunale ha costantemente perseguito nella valorizzazione di un ricchissimo patrimonio che spazia dai monumenti archeologici alle architetture del XV-XVII secolo ad un ambiente naturale in gran parte ancora incontaminato.
Il territorio di Pitigliano, che sotto il profilo amministrativo costituisce l’estremo lembo meridionale della provincia di Grosseto, appartiene invece, per la conformazione geologica, al sistema vulcanico laziale, il quale vi ha prodotto straordinari scorci paesaggistici. Il pianoro tufaceo sul quale è impiantato il suggestivo borgo medievale, già sede di un consistente insediamento protostorico e di una ragguardevole città etrusca, è circondato da profonde e strette valli, lungo le pendici delle quali si sviluppano le necropoli etrusche dell’Orientalizzante e dell’età arcaica attraversate dai caratteristici sentieri profondamente scavati nella roccia tufacea (le cosiddette vie “cave”).
Di fronte ad una forte accelerazione del processo di deterioramento del patrimonio ambientale ed ai continui saccheggi dei monumenti funerari di età etrusca ad opera di scavi clandestini, l’Amministrazione comunale ha effettuato nel 1996 una scelta significativa: investire nella salvaguardia e nella riqualificazione del patrimonio naturale e storico che oltre  due millenni di ininterrotta presenza dell’uomo hanno tramandato fino a noi in un delicato equilibrio tra natura ed attività umana. La tutela del patrimonio ambientale e storico, la didattica e, non ultimo, la ricerca scientifica sono stati quindi i temi alla base dell’istituzione del museo all’aperto di Pitigliano, del quale sarà aperto al pubblico un primo e significativo settore nel prossimo mese di agosto.
La fase preliminare dell’individuazione e della prima esplorazione delle aree archeologiche e degli antichi percorsi esistenti negli immediati dintorni dell’abitato, lavoro finanziato in gran parte con le risorse del bilancio comunale e successivamente integrato da fondi della Provincia, della Regione e dello Stato, ha consentito di acquisire una quantità inaspettata di informazioni. La scoperta di tombe etrusche sormontate da tumuli o decorate con rilievi architettonici scolpiti, l’identificazione di file di tombe rupestri disposte su più ordini, la scoperta di una consistente occupazione dell’area in età ellenistica (IV –  prima metà del III  sec. a.C.) e di una serie di ambienti termali pertinenti ad un importante edificio di età imperiale (II-III sec. d.C.) hanno permesso di aggiornare le conoscenze e di inserire lo sviluppo storico del territorio di Pitigliano in un più ampio e vivace quadro storico.
Le linee guida del nuovo parco archeologico, che si aggiunge a quello già in funzione nella vicina Sovana, sono state due: attuare una conservazione integrata del patrimonio ambientale e architettonico riscoperto e consentire al visitatore di immergersi completamente nella storia di questi luoghi.
Passeggiando dunque nella “città dei vivi”, la fase dell’articolato villaggio protostorico dell’età del bronzo finale, attestato archeologicamente sulla rupe tufacea di Pitigliano, è rappresentato da un modello didattico di abitazione del tipo a capanna circolare, realizzato in dimensioni quasi al vero, mentre le case della città etrusca sono riprodotte con plastici corredati da piante e sezioni; gli ambienti termali di età imperiale romana sono invece visitabili direttamente nel cantiere di scavo.
Una via “cava”, ripida e tortuosa come l'orrido di un paesaggio dantesco, conduce alla sottostante “città dei morti” immersa nella penombra del bosco. La necropoli etrusca del Gradone, con tombe a una, due e tre camere, è stata in uso per circa un secolo e mezzo (dalla seconda metà del VII al terzo quarto del VI secolo a.C.) ed ha restituito notevoli vasi sia di impasto locale con decorazione graffita sia d’importazione greca: principalmente coppe a figure nere. Da tempo le camere funerarie sono state svuotate dei loro arredi, ma in questo luogo è possibile visitare la tomba di Velthur e Larthia e rivivere la sacralità e le emozioni di una cerimonia funebre etrusca.
Attualizzare con tecniche moderne la suggestiva idea di ricreare il solenne momento del commiato ai defunti già deposti sulle banchine funebri – idea già sperimentata con notevole successo nei primi decenni del 1800 con l’allestimento a Londra di undici tombe etrusche ad opera dei fratelli Campanari di Tuscania nel 1837 – è sembrata la soluzione più efficace per una divulgazione scientifica adeguata ai tempi attuali, ma anche per rispondere alle domande che più frequentemente i visitatori pongono agli archeologi.
Una esemplificazione del vasellame rinvenuto nelle necropoli di Pitigliano è esposta nel locale museo archeologico insieme ai reperti provenienti dal vicino centro etrusco di Poggio Buco. La visita del museo, situato nelle sale della fortezza Orsini, completa questo viaggio insolito nella terra degli Etruschi".
 
 
 
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