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Centro Albero Manzi Foto di Alberto Manzi
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Educatore al carcere minorile

 
Dopo la guerra e la laurea in Biologia, dal 1946 al ’47 Manzi viene “sbattuto” a insegnare nel carcere minorile “Aristide Gabelli” di Roma dove condusse la prima esperienza come educatore. È l’anno scolastico 1946-1947. Manzi deve insegnare a circa 90 ragazzi fra i 9 e i 17 anni (perché al 18° passavano al Regina Coeli) con alfabetizzazioni e storie differenti, in un’enorme ‘aula’ senza banchi, sedie, libri, senza niente. L'ambiente è durissimo. Quattro insegnanti prima di lui avevano rinunciato... Il gruppo é difficile, però Manzi riesce a guadagnarsi l’attenzione dei ragazzi iniziando a raccontare la storia di un gruppo di castori che lottano per salvare la propria libertà. I giovani carcerati scrivono insieme la storia e la portano pure in scena.
Funziona. Il gruppo è ormai coeso: anche grazie alla fiducia del direttore del carcere e del sacerdote, i ragazzi pubblicano un giornale, La Tradotta. E' il primo giornale fatto in un carcere. 
Dal lavoro svolto coi ragazzi Manzi rielaborerà in seguito il suo primo romanzo, "Grogh, storia di un castoro", premiato nel 1948 con il “Collodi” per le opere inedite, due anni dopo pubblicato dalla Bompiani e poi tradotto in 28 lingue; nel 1953 ne fu ricavata una riduzione radiofonica dalla Rai.
“Di tutti quei ragazzi, quando sono usciti dal carcere, solo 2 su 94, così mi fu detto, sono rientrati in prigione”.
Il suo primo stipendio è di 9.000 lire al mese.
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