"Essere uomini"
Manzi è stato anche poeta. Le sue prime scritture hanno forme e metri della poesia. Manoscritte su gruppi di fogli e quaderni e poi trascritte a macchina in più copie su sottili veline: il fondo archivistico del Centro Manzi conserva tutti questi scritti, che documentano quanto “bollisse” nell’animo passionale ma già ben formato del diciottenne Alberto. Non l’intimismo del proprio “io” ma, al contrario, liriche nutrite di forte idealità patriottica e civile (amore di Patria, per la bandiera, onore a chi muore per gli ideali comuni) si mescolano con poesie di attenta analisi della società e dei vizi degli uomini (“ Italianucoli”), con rime di forte accento satirico, in un romanesco che rimanda naturalmente a Trilussa.
Alla poesia scritta Manzi tornerà tra il 1983 e il 1984, con 16 poesie dedicate alla moglie Sonia (pubblicate postume in Essere uomo, Edizioni Laurum, Pitigliano 1998). Poesie di affetti, ma ancora una volta – chiudendo il circolo della sua vita – Manzi ribadisce i “fondamentali” della sua visione della vita e dell’uomo:
… perché così non saremo uno,
soli, sotto il tacco del potere,
ma noi, tutti, un uno plurimo
che cantiamo la gioia
di essere uomini.
(11.6.83)
Due poesie di Alberto Manzi in romanesco sui valori dell'uomo
|