Alberto Manzi, bambino e scolaro

Alberto Manzi è nato a Roma il 3 novembre 1924, figlio di Ettore, tranviere e di Maria, casalinga, che ebbero un’altra figlia, Elena. Manzi ha avuto quattro figli (Alda, Massimo, Roberta e Flavia) dalla prima moglie Ida, e una figlia, Giulia, dalla seconda moglie Sonia Boni. Con queste ultime si trasferirà, nel 1986, da Roma a Pitigliano (Grosseto).

Ecco le pagelle di scuola di Alberto Manzi. Questi ultimi, con la loro veste grafica e i contenuti sono documenti interessanti sullo “stile d’epoca” e anche sul maestro quando era ancora scolaro. Divertente notare come il giudizio per ogni materia alla fine di ogni anno fosse lodevole tranne che in “canto” e “aritmetica” dove era solo buono. Alberto Manzi ha cominciato per tempo a dimostrare che pagelle e schede di valutazione raramente sono affidabili…

“Volevo fare il capitano…”. Dalla marina alla scuola

Manzi studia all’istituto nautico, sognando di fare il capitano di lungo corso, ma si diploma anche all’istituto magistrale, allora gratuito per i maschi. L’esperienza della guerra in marina lo cambierà profondamente influendo in modo decisivo sulla scelta di dedicarsi all’educazione e di fare il maestro
Continua a studiare laureandosi prima in Biologia alla Facoltà di Scienze dell’Università di Roma, poi in Filosofia e Pedagogia con il prof. Luigi Volpicelli, che lo vorrà come assistente a dirigere la Scuola sperimentale del Magistero di Roma nel 1953. Manzi farà questa esperienza per un anno e poi l’abbandonerà, preferendo la scuola elementare.
“Il mio sogno da ragazzo era di fare il capitano di lungo corso, per cui ho studiato all’Istituto nautico, ma contemporaneamente studiavo all’Istituto magistrale […]. L’Istituto nautico lo frequentavo perché mi piaceva, […] ma pensando sempre di fare il maestro”. Alberto Manzi si diploma nel 1942.
Durante la seconda guerra mondiale presta servizio sui sommergibili della Marina Militare Italiana e dopo il 1943 entra nel Battaglione da sbarco San Marco, divisione aggregata all’VIII Armata inglese.
“Facendo la guerra, poi, ho scoperto che tante cose per cui si pensava valesse la pena vivere erano solo delle falsità. […] Soprattutto dopo l’esperienza della guerra, l’idea fissa che avevo era di aiutare i ragazzi. […] rinnovare un po’ la scuola, per cambiare certe cose che non mi piacevano”.
(dall’intervista videoregistrata del 13 giugno 1997, rilasciata a Roberto Farné e interamente trascritta in: E. Morgagni (a cura di), Adolescenti e dispersione scolastica, Carocci, Roma 1998)

Educatore al carcere minorile

Dopo la guerra e la laurea in Biologia, dal 1946 al ’47 Manzi viene “sbattuto” a insegnare nel carcere minorile “Aristide Gabelli” di Roma dove condusse la prima esperienza come educatore. È l’anno scolastico 1946-1947. Manzi deve insegnare a circa 90 ragazzi fra i 9 e i 17 anni (perché al 18° passavano al Regina Coeli) con alfabetizzazioni e storie differenti, in un’enorme ‘aula’ senza banchi, sedie, libri, senza niente. L’ambiente è durissimo. Quattro insegnanti prima di lui avevano rinunciato… Il gruppo é difficile, però Manzi riesce a guadagnarsi l’attenzione dei ragazzi iniziando a raccontare la storia di un gruppo di castori che lottano per salvare la propria libertà. I giovani carcerati scrivono insieme la storia e la portano pure in scena. Funziona. Il gruppo è ormai coeso: anche grazie alla fiducia del direttore del carcere e del sacerdote, i ragazzi pubblicano un giornale, La Tradotta. È il primo giornale fatto in un carcere. Dal lavoro svolto coi ragazzi Manzi rielaborerà in seguito il suo primo romanzo, Grogh, storia di un castoro, premiato nel 1948 con il “Collodi” per le opere inedite, due anni dopo pubblicato dalla Bompiani e poi tradotto in 28 lingue; nel 1953 ne fu ricavata una riduzione radiofonica dalla Rai.
“Di tutti quei ragazzi, quando sono usciti dal carcere, solo 2 su 94, così mi fu detto, sono rientrati in prigione”.
Il suo primo stipendio è di 9.000 lire al mese.

Cosa non va nella scuola di oggi? Il maestro critico riformista

Alberto Manzi nel suo mestiere di insegnante riversava entusiasmo, metodo, volontà di sperimentare, di rimettere continuamente tutto in discussione, in gioco. Non fu invece mai entusiasmante il suo rapporto con l’istituzione e la gerarchia scolastica. Né con il potere in generale. Il maestro Manzi aveva idee (e ideali) molto chiari. Vedeva come purtroppo andavano – o non andavano – le cose, sia nelle scuole urbane che in quelle rurali, e come invece sarebbero potute andare, solo se… se non…
Nel 1950 scrisse una sferzante lettera aperta al signor Gonella ministro della Pubblica Istruzione e le due pagine di Pensierini sulla scuola d’oggi: la sconsolata e sconsolante radiografia di un malato che non è mai stato “immaginario”: “…Sono forse pensierini cattivi… avvelenati dalla bile di un fegato marcio. Scuola d’oggi: rovina di un prossimo futuro. Il male è alle radici, è nel tronco, è nei rami: ovunque. È nei maestri, nei direttori, negli ispettori, nel ministro. Cosicché le patrie galere rigurgitano di minorenni. Maestri impreparati e che non vogliono prepararsi sono dilagati nella scuola travolgendo i pochi onesti…
“Ti sei preparato?” “No. Che importa? Conosco il tale…”.

Orzowei! Orzowei!!

Nel 1954 Manzi scrive Orzowei e vince il Premio “Firenze” per opere inedite del Centro Didattico Nazionale. L’anno successivo lo pubblica l’editore Vallecchi di Firenze, e nel 1956 entra nel catalogo Bompiani. Nello stesso anno vince il Premio internazionale “H.C. Andersen” e Orzowei viene tradotto in 32 lingue. Fu un clamoroso successo internazionale. Nel 1980 la Rai, in coproduzione con la Oniro Film, ne ha ricavato 13 puntate per una riduzione televisiva e una versione cinematografica.

Maestro, e non solo, in America latina

Nell’estate del 1955 Manzi, che è anche studioso naturalista con laurea in Biologia e specializzazione in Geografia, riceve dall’Università di Ginevra un incarico per ricerche scientifiche nella foresta amazzonica. “Vi andai […] per studiare un tipo di formiche, ma scoprii altre cose che per me valevano molto di più”. Scoprì la dura vita dei nativos tenuti nell’ignoranza perché fossero più deboli e il loro lavoro meglio sfruttabile. Tutte le estati, per oltre 20 anni, Manzi si recò nella foresta amazzonica per insegnare a leggere e a scrivere agli indios; da solo, con studenti universitari e poi con l’appoggio di missionari Salesiani. Diede anche impulso a cooperative agricole, indirizzò i contadini verso piccole attività imprenditoriali. Accusato dalle autorità di essere un “guevarista” collegato ai ribelli, fu anche imprigionato e torturato; dichiarato “non gradito” continuò ad andare clandestinamente, fino al 1984.
Le sue esperienze sudamericane rivivono in tutta la loro densa realtà nei romanzi La luna nelle baracche (1974), El loco (1979), E venne il sabato (2005), Gugù (2005 ).

Un maestro elementare alla Rai

Nel 1960, in novembre, Alberto Manzi viene mandato dal suo direttore didattico a fare un provino alla Rai: stavano cercando un maestro per un nuovo programma per l’istruzione degli adulti analfabeti; viene scelto e gli viene affidata la conduzione di Non é mai troppo tardi, trasmissione che durerà fino al 1968. L’idea del programma e del titolo fu di Nazareno Padellaro, direttore generale della Pubblica Istruzione. In questo periodo Manzi é un “insegnante distaccato” presso la Rai: “Continuavo a percepire il mio stipendio di maestro elementare. Dalla Rai ricevevo un “rimborso camicia” perché il gessetto nero che usavo per fare i disegni era molto grasso, si attaccava ai polsini della camicia e li rovinava…”.
Non é mai troppo tardi é considerato uno dei più importanti esperimenti di educazione degli adulti, conosciuto e citato nella letteratura pedagogica internazionale, del tutto innovativo nell’impianto organizzativo, nello stile di conduzione e nel linguaggio didattico. Indicato dall’Unesco come uno dei migliori programmi televisivi per la lotta contro l’analfabetismo, nel 1965, al congresso internazionale degli organismi radio-televisivi che si tenne a Tokyo, ricevette il premio dell’UNESCO.
“Non insegnavo a leggere e scrivere: invogliavo la gente a leggere e a scrivere” ha detto Alberto Manzi della famosissima trasmissione con cui, possiamo dire, sia diventato “il maestro degli italiani”. Non è mai troppo tardi venne conosciuto ed imitato come format televisivo da altri Paesi, in particolare dell’America latina.

Non è mai troppo tardi d’Argentina

Nel 1987 Manzi fu chiamato a tenere un corso di formazione di 60 ore per i docenti universitari che avrebbero dovuto elaborare il “Piano Nazionale di Alfabetizzazione” che il Governo argentino voleva realizzare sul modello di Non è mai troppo tardi. Dal 16 al 25 settembre Manzi fu l’illustre docente di questo corso. Ne rimangono appunti dettagliati e assai interessanti, che confermano l’organicità e la chiarezza con le quali Manzi affrontava tematiche e lavori.
Nel 1989 l’Argentina, grazie anche al maestro italiano, ricevette il riconoscimento dell’ONU e un premio internazionale per il migliore programma di alfabetizzazione adottato in tutto il Sud America.

Maestro anche alla radio

Nel 1951 Manzi vinse un premio radiofonico per un racconto per ragazzi presentato alla radio. Da allora ebbe una collaborazione costante con la Radio per le scuole, per 40 anni, dal 1956 al ’96. Ma già nel 1950 Manzi aveva ideato, per la trasmissione, Il vostro racconto, un romanzo da scrivere insieme alla radio, a puntate, con i contributi narrativi dei giovani ascoltatori, intitolato Il tesoro di Zi’ Cesareo di cui lui aveva scritto il capitolo iniziale.
Manzi aveva compreso assai per tempo le potenzialità del mezzo radiofonico: efficace partner didattico e scientifico, ideale per stimolare fantasia e creatività, il limite del non vedersi che diventa opportunità di suggestioni, di promozione per i libri e la lettura, di conoscenza e approfondimento della lingua italiana. Per la radio Manzi fu autore e conduttore di trasmissioni, scrisse e rielaborò favole per bambini, testi scientifici, didattici e culturali, sperimentò il mezzo radiofonico con i giovanissimi nonché con gli adulti, gli italiani emigrati e i loro figli. E proprio le 40 trasmissioni di Curiosità delle lingua italiana, nel 1996, per gli italiani all’estero e gli stranieri studiosi della nostra lingua, diventeranno la sua ultima collaborazione Radio-Rai.

Guarda i contributi pervenuti nel corso del 1967 dalle Radio norvegese, polacca, turca, neo-zelandese e giapponese per la trasmissione radiofonica La patria dell’uomo. Per la stessa trasmissione, una “sedicenne canturina” manda ricche informazioni sul Giappone e lo spartito dell’inno nazionale Kimigayo.

Essere uomini

Manzi è stato anche poeta. Le sue prime scritture hanno forme e metri della poesia. Manoscritte su gruppi di fogli e quaderni e poi trascritte a macchina in più copie su sottili veline: il fondo archivistico del Centro Manzi conserva tutti questi scritti, che documentano quanto “bollisse” nell’animo passionale ma già ben formato del diciottenne Alberto. Non l’intimismo del proprio “io” ma, al contrario, liriche nutrite di forte idealità patriottica e civile (amore di Patria, per la bandiera, onore a chi muore per gli ideali comuni) si mescolano con poesie di attenta analisi della società e dei vizi degli uomini (come Italianucoli), con rime di forte accento satirico, in un romanesco che rimanda naturalmente a Trilussa.
Alla poesia scritta Manzi tornerà tra il 1983 e il 1984, con 16 poesie dedicate alla moglie Sonia (pubblicate postume in Essere uomo, Edizioni Laurum, Pitigliano 1998). Poesie di affetti, ma ancora una volta – chiudendo il circolo della sua vita – Manzi ribadisce i “fondamentali” della sua visione della vita e dell’uomo:

… perché così non saremo uno,
soli, sotto il tacco del potere,
ma noi, tutti, un uno plurimo
che cantiamo la gioia
di essere uomini.
(11.6.83)

Due poesie di Alberto Manzi in romanesco sui valori dell’uomo:

Premi e riconoscimenti

Riccamente eclettica, l’attività di Alberto Manzi è stata ampiamente riconosciuta nell’arco della sua vita con numerosi e diversificati premi assegnatigli per i romanzi e i racconti, per la radio, per le trasmissioni televisive, per l’attività pedagogica e gli scritti per la gioventù. Il primo della serie é stato il Premio Collodi per il romanzo allora inedito Grogh, storia di un castoro (1948), pubblicato nel 1950 dalla Bompiani. L’ultimo, il Premio Bardesoni, per la riduzione in commedia di Tupiriglio, pubblicato nel 1988. In mezzo vari premi internazionali, della Presidenza del Consiglio italiano, dell’UNESCO… Nel 1962 fu anche nominato cavaliere dell’ordine al merito della Repubblica italiana.

Alberto Manzi sindaco di Pitigliano

Nel 1994 Alberto Manzi accetta di candidarsi e viene eletto sindaco di Pitigliano, in provincia di Grosseto. Completa così il cerchio dell’impegno sociale e civile che ha caratterizzato – accanto a quello educativo: nel carcere e nelle aule scolastiche, alla radio e alla televisione, e alla produzione letteraria – la sua ricca biografia. Nemmeno l’impegno quotidiano da primo cittadino blocca la sua capacità e la voglia di analizzare e di progettare, sia per il territorio di Pitigliano, sia per la scuola e i bambini. Quanto scritto su di lui dal 4 dicembre 1997 (data della sua scomparsa), ad oggi, fatica a dare la misura completa di quanto Alberto Manzi abbia realizzato nel corso dei suoi 73 anni di vita.

Cronologia

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1924
Alberto Manzi nasce a Roma il 3 novembre. 

1942

Conclude gli studi intrapresi in un doppio percorso formativo, diplomandosi contemporaneamente all’Istituto Magistrale e all’Istituto Nautico. La duplice formazione segnerà la sua vita influenzando la metodologia della sua didattica. Si iscrive alla Facoltà di Scienze Naturali presso l’Università di Roma.

1943
Partecipa alla II Guerra Mondiale, in servizio sui sommergibili. Dopo l’8 settembre fa parte del Battaglione da sbarco «San Marco», divisione aggregata all’VIII armata inglese.

1947
Riprende gli studi e si laurea in Biologia. Si iscrive alla Facoltà di Magistero di Roma.

1948
Ottiene il Premio «Collodi» per Grogh, storia di un castoro, romanzo per ragazzi inedito, pubblicato dalla Bompiani nel 1950 (riduzione radiofonica della rai nel 1953, tradotto in 28 lingue).

1950
Si laurea in Pedagogia e Filosofia e affianca in veste di Assistente, Luigi Volpicelli. Successivamente si specializza in Psicologia.

1951
Scrive il racconto radiofonico Vecchio Orso per il quale ottiene il Premio «I racconti del Maestro della Rai».

1953
Dirige la Scuola Sperimentale dell’Istituto di Pedagogia della Facoltà di Magistero dell’Università di Roma.

1954
Lascia l’Università e prende servizio come insegnante elementare presso la scuola Fratelli Bandiera di Roma, per effettuare direttamente ricerche di psicologia didattica, studi che proseguirà ininterrottamente per tutta la vita. Scrive Orzowei, con il quale vince il Premio «Firenze» per opere inedite del Centro Didattico Nazionale. L’anno successivo il libro viene pubblicato dall’editore Vallecchi di Firenze, mentre nel 1956 entra a far parte del catalogo di Bompiani. Si reca per la prima volta in Sud America, nella zona orientale della Foresta Amazzonica, su incarico dell’Università di Ginevra per svolgervi ricerche scientifiche. Lì si interessa dei problemi dei nativi. Da quel momento torna in Sud America ogni anno, per svolgere attività di scolarizzazione, esperienza che si protrae fino al 1977. Prima da solo poi con un gruppo di studenti universitari provenienti da ogni parte d’Italia, incomincia ad organizzare un vero e proprio programma di aiuto solidale che, oltre all’insegnamento, prevede la soluzione di problemi sociali, sanitari, ecc. Accusato dal governo peruviano di essere legato ai movimenti rivoluzionari “guevaristi”, per continuare nel suo programma di aiuti, si appoggia al Pontificio Ateneo Salesiano. Nei viaggi successivi entra in contatto con molti sacerdoti che aderiscono alla teologia della liberazione. Pubblica I più bei racconti, edizione O.D.C.U. Bologna.

1956
Con Orzowei, tradotto in 32 lingue è nominato primo autore italiano nella rosa dei possibili vincitori del Premio internazionale «H.C. Andersen». Collabora con la Radio per le scuole come autore di testi scientifici, didattici e culturali.

1957
Per l’editore Bompiani di Milano, pubblica Testa Rossa. Compila le voci Miti e Leggende e Gli animali e le piante per la Nuova Enciclopedia Rizzoli, Milano. Per l’editrice La Scuola di Brescia pubblica I racconti della giungla (riduzione da The jungle book di Rudyard Kipling) e Storie proprio così «Rudyard Kipling» nella collana Opere di R. Kipling.

1959
Per l’Istituto di Educazione Artistica di Milano pubblica Gli Animali, mentre per la Scuola di Brescia Guide e scalatori Alpini, I dominatori dell’aria, I misteriosi serpenti, Il popolo mimico, Le meraviglie del mondo alato, la traduzione de L’isola del tesoro di R. L. Stevenson, Strani animali, Strane alleanze. Per la CDU di Bologna I Grimm e per l’AVE di Roma Luigi Pasteur.

1960/61
Per i Fratelli Fabbri di Milano pubblica Campane (3 volumi di letture per la scuola elementare), Li-Ci racconta, L’Usignolo (3 volumi di letture per la scuola elementare); per Mondadori  I misteri degli abissi; per la Sorgente di Milano Vogliamo conoscerci? Le scimmie, Vogliamo conoscerci? I colossi, Vogliamo conoscerci? Gli uccelli, Vogliamo conoscerci? I caniIn collaborazione con G. Valle, pubblica Fiabe africane, Fiabe americane, Fiabe europee e Fiabe asiatiche, per l’editrice La Scuola di Brescia. Per la rai e il Ministero della Pubblica Istruzione realizza e conduce la trasmissione Non è mai troppo tardi, corso per gli adulti analfabeti che successivamente verrà imitata in 72 Paesi.

1960
Ottiene il Premio dell’UNESCO per la trasmissione televisiva Non è mai troppo tardi. Pubblica la riduzione per ragazzi de Le avventure di Gargantua di F. Rabelais con illustrazioni di Signorini (Milano, Fabbri), Animali grandi, piccoli, così così con illustrazioni di E. Chisa (Milano, Istituto Educazione Artistica), la traduzione de Il giro del mondo in ottanta giorni di J. Verne (Brescia, La Scuola).

1961
Il 10 settembre, presso il Circolo della Stampa a Milano, ottiene il Premio «Antenna d’oro» per la trasmissione televisiva Non è mai troppo tardi. Viene nominato cavaliere dell’ordine «Al merito della Repubblica italiana».
Per l’Istituto Edizione Artistica pubblica Gli animali a casa loro con illustrazioni di G. Caselli, mentre per Mondadori Laik, il lemmo. Per la Rai realizza Snip-Snap, dodici trasmissioni per ragazzi (di cui è autore e presentatore).

1963
Per la rai realizza una trasmissione in otto puntate È vero che?, (di cui è autore e presentatore). Pubblica Dal diario di bordo (Brescia, La Scuola). Ottiene il Premio «Presidenza del Consiglio» per la trasmissione televisiva Non è mai troppo tardi.

1964
Pubblica Il Pellicano (2 volumi di letture per le classi elementari), con l’Editore AVE di Roma e Alla scoperta di Roma (guida di Roma per i giovani) per l’E.P.T di Roma. In collaborazione con L. Grimaudo e D. Volpi, pubblica per l’Editore AVE di Roma le guide Varese, Aosta, Catanzaro, Cosenza.

1965
Continua la pubblicazione della collana Le province d’Italia per l’Editore AVE di Roma con le guide Bologna, Magiari, Pavia, Reggio Calabria, Siena e Vicenza. Ottiene il «Premio Internazionale di Tokio» per la trasmissione Non è mai troppo tardi.

1966
Premio dell’Istituto Accademico di Roma. Pubblica per l’editore AVE di Roma Il mondo è la mia patria (corso di letture per le cinque classi della scuola elementare), Il ponte d’oro (tre volumi sussidiari per la scuola elementare). Per Bompiani pubblica I primitivi d’America, I primitivi d’Asia e d’Oceania, I primitivi d’Europa e d’Africa.

1968
Ancora per Bompiani pubblica  Gli animali e il loro ambiente, Gli animali intorno a noi, La terra e i suoi segreti. Per l’editore AVE di Roma pubblica Vacanze.

1968/69
Realizza per la Rai la trasmissione radiofonica giornaliera per i giovani Il ponte d’oro (di cui é autore e presentatore).

1969
Per l’editore AVE di Roma pubblica Umanità (tre volumi sussidiari per la scuola elementare). Ottiene il Premio «Marco Aurelio d’Oro» del Comune di Roma per l’attività pedagogica e come scrittore per la gioventù e il Premio pedagogico «Raffaele Lambruschini» (Firenze) per le innovazioni metodologiche e la sua attività di pedagogista.

1969/70
Realizza per la Rai la trasmissione radiofonica giornaliera per i giovani Il mondo è la mia patria (di cui è autore e presentatore).

1970
Per l’editore AVE di Roma pubblica Appunti per rapidi disegni alla lavagna, Il pianeta chiamato terra, La società, L’uomo contro la fame (appunti di didattica per lezioni di educazione artistica e storia).

1971
Realizza per la Rai Impariamo ad imparare, come sollecitare il bambino a costruire il proprio sapere (Osserviamo un prato, Esercizi logici, Avventure con lo spagoIl folklore). Per l’editore eri rai di Torino pubblica Storie senza tempo con illustrazioni di Santuzza Cali.

1972
Per l’editore Janus di Bergamo pubblica Festa (letture per la scuola elementare) e Insieme (corso di lingua italiana per stranieri); per AVE di Roma, La tua primavera

1972/75
Per la Rai Programmi per l’estero, incontri giornalieri per l’insegnamento della lingua italiana realizzati come autore e presentatore. 

1973/74
Realizza per la Rai Finalmente anche noi, per la sperimentazione dell’uso del mezzo radiofonico da parte di giovanissimi, programma giornaliero realizzato dai ragazzi. Per l’editore Rino Fabbri di Milano pubblica A casa come a scuola (dieci quaderni di didattica). Per l’editore Salani di Firenze pubblica il suo primo romanzo ambientato in America Latina, La luna nelle baracche. Entra a far parte del gruppo di lavoro Università-Scuola per il rinnovamento della didattica dell’insegnamento scientifico. Viene chiamato dalla C.E.I. a scrivere Il nuovo catechismo per i fanciulli da 6 a 8 anni, testo per la consultazione e la sperimentazione.

1973/76
Collaborazione alla stesura dei testi per le trasmissioni televisive della rai Giocagiò, Il trenino, C’era una volta…domani.

1976
Con le illustrazioni L. Roveri e N. Orlich, pubblica per l’editore Rino Fabbri di Milano, nella collana favole oggi, Crieck la curiosa, Il mistero della macchia nera, Le fantastiche storie di…, Nessuno è importante, Tiak la volpe, Zip nemico pubblico numero uno e Zupack azzurro; Zupack verde; Zupack rosso (libri quasi giornali per bambini, tutti tradotti in svedese, norvegese e francese).

1978
Ancora per l’editore Rino Fabbri di Milano pubblica, Fare e disfare (12 quaderni di lavoro con esercizi e giochi). Ottiene il Premio internazionale «Osterreichishen Kinder und Jugendbuchpreisen», Wien, per  La luna nelle baracche, pubblicato nel 1974, tradotto in tedesco, francese, spagnolo, catalano, olandese, polacco, russo, portoghese. 

1979
Per l’editore Salani di Firenze, pubblica il secondo dei romanzi di ambiente sud-americano, El loco
Pubblica per l’editore Vision di Roma Il filo d’erba.

1980
Ottiene il Premio europeo di letteratura giovanile «P. Vergerio», Trento, per El loco e il Premio europeo «P. Vergerio», per il romanzo storico, Trento, per Il filo d’erba. Ottiene il Premio internazionale «Osterreichishen Kinder und Jugendbuchpreisen», Wien, per El loco, tradotto in olandese, tedesco, spagnolo, francese, catalano, polacco. Vengono realizzate le riduzioni televisiva (in 13 puntate) e cinematografica di Orzowei da parte della Rai – Oniro Film.

1981
Per ANFIM pubblica I martiri delle Ardeatine. Traduce La Bibbia vista dai ragazzi raccontata da Didier Decoin per l’Istituto Geografico De Agostini di Novara. 

1982
Non vivere copia
; Fare e disfare; Cosa c’é dentro; Provando e riprovando; Cosa posso dire?; Pane e muffa; Galleggia o non galleggia?, sono le trasmissioni tese al rinnovamento della scuola dell’obbligo per la rai-TV DSE (e delle quali è autore e regista). 

1984
Il 10 febbraio parte per il suo ultimo viaggio in Amazzonia. Per l’editore La Sorgente di Milano pubblica Stretta la soglia, larga la via (letture per il primo ciclo delle elementari), Dite la vostra che ho detto la mia (letture per il secondo ciclo delle elementari).

1986
Realizza Educare a pensare, tredici trasmissioni per la RAI-TV DSE per il rinnovamento totale della scuola dell’obbligo; Fare e disfare tredici trasmissioni per la rai-TV DSE per il rinnovamento totale della scuola dell’infanzia. Scrive Il decimo villaggio, prima stesura di E venne il sabato, ora pubblicato postumo, il romanzo che diventerà una sorta di compendio della sua intera esperienza latino americana. Nell’intento di Manzi, inoltre, questo libro doveva chiudere la trilogia che si compone anche de’ La luna nelle baracche ed  El loco
1987
Ultimo anno di insegnamento nella scuola elementare. Realizza Il gioco come sviluppo dell’intelligenza otto puntate per la rai-TV DSE (di cui è autore e regista). Per l’editore Motta di Milano, pubblica Conigli, volpi, lombrichi, gli intrecci misteriosi (educazione ambiente-ecologia) con disegni di Andrea Schneider. Su invito del Governo Argentino e per conto dell’UNESCO, tiene un corso di 60 lezioni presso il Ministero della Giustizia ed Educazione a Buenos Aires sull’utilizzazione della radio e della televisione per l’alfabetizzazione, per l’aggiornamento dei docenti, per un’educazione permanente. Per aver applicato le metodologie e le tecniche suggerite, la Repubblica Argentina ricevette nel 1989 il riconoscimento dell’ONU e un premio internazionale per la migliore soluzione adottata per l’alfabetizzazione in tutto il Sud America.

1988
Per le Edizioni Moderne di Padova, pubblica Turipiglio e Zupack n. 1-2-3. Su commissione RAI scrive i testo e la sceneggiatura di Isa, l’uomo, tredici puntate televisive e riduzione cinematografica finora inedite. Scrive e sceneggia per la rai-Radio 65 favole per i bambini.

1989
Per le Edizioni Moderne di Padova, pubblica Alla scoperta del mondo: i Romani, Artisti, castelli e cavalieri: il Medioevo, Incontro con i primi uomini, La civiltà del nostro tempo, Prime civiltà lungo il fiume giallo: i Cinesi, Sulle rive del Nilo: gli Egizi, Viaggi e grandi scoperte: verso un mondo moderno. Per le Edizioni Moderne pubblica I quaderni del castoro (10 quaderni di lavoro per l’educazione logico-matematica e linguistica) e Il gioco per lo sviluppo dell’intelligenza. Vince il Premio Puglia per Turipiglio, pubblicato nel 1988.

1991
Realizza per la Rai Alla scoperta dell’Italia, 12 puntate per la radio. 

1992
Realizza per la Rai Insieme, 60 puntate televisive per insegnare la lingua italiana agli extracomunitari. Ottiene il Premio «Bardesoni» per la riduzione in commedia di Turipiglio, pubblicato nel 1988.

1993
È chiamato dal Ministero per gli Affari Sociali a far parte della Commissione ristretta per la formulazione della legge quadro per la difesa dei minori, come esperto di psicologia didattica. Pubblica per conto dell’I.N.A. otto quaderni per la scuola materna e il primo ciclo della scuola elementare.

1994
Completa la prima stesura di Gugubombo, titolo successivamente mutato in Gugù, storia per ragazzi incentrato sul tema del commercio di organi. 
È eletto Sindaco di Pitigliano.

1995
Realizza per la rai (Radio 2) La telefonata, 26 trasmissioni sui ricordi di scuola. 

1966
Realizza per la Rai Curiosità della lingua italiana, 40 trasmissioni sulle curiosità della lingua italiana per gli italiani all’estero e gli stranieri studiosi della lingua italiana in onda su rai Radio International.

1997
Completa le stesure definitive di E venne il sabato e Gugù. Il 4 dicembre, Alberto Manzi si spegne a Pitigliano.

1998
Viene pubblicata postuma la raccolta di poesie Essere uomo… (Pitigliano, editore Laurum).

2005
Vengono pubblicati postumi i romanzi E venne il sabato e Gugù per le edizioni Gorée.